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  • Polvere di sogni

    21 marzo 2007

    Il bambino interiore


    Il "Puer aeternus" o l'abusato "Bambino interiore" di cui tutti oggi parlano, compare molto spesso nei sogni. Individuarne la presenza, analizzarne l’aspetto, sentirne il grande potere, creare un contatto con la sua energia, amplia la consapevolezza e la propria esperienza personale.

    E' un modo per imparare a conoscersi meglio, per dare un nome ed anche un volto a certa inquietudine che ci assale, o al bisogno irrefrenabile, a volte, di fare qualcosa che è fuori del nostro modo di essere, oppure al senso di vuoto e di disperazione, o al bisogno famelico di amore e di attenzione, alla paura dell’abbandono...

    Il nostro Bambino interiore, anche quando non sappiamo di averlo, si fa sentire in mille modi, si manifesta attraverso le sensazioni di cui vi ho appena parlato, si manifesta principalmente nei sogni.

    Paola, mia cara amica, sogna di finire con l’auto in una scarpata, trovare qui una casa sconosciuta, al cui interno c'è una culla. Dentro la culla vede un uovo grande e luminoso ed un fanciullo sorridente e con i boccoli d’oro. Paola mi scrive: “La vista di quel fanciullo mi ha riempito il cuore di un grande sentimento di gioia e speranza”.

    Continua nella Guida dei sogni di Marni >>>

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    27 dicembre 2006

    I Se' rinnegati


    Immaginiamo un bambino molto piccolo che dipende in tutto e per tutto dall'amore e dall'approvazione della madre.....impara molto presto che "sorridere" è qualcosa che provoca reazioni di accudimento ed amore. Sorridere rende la madre felice e rende il mondo più bello e più "sicuro".

    Nasce un Se' primario che ha lo scopo di proteggere il bambino dall'insicurezza e dalla paura di non essere accettato ed amato.

    La conseguenza sarà una amplificazione della naturale tendenza al sorriso e la necessità di tenere da parte le energie opposte che possono presentarsi. Il bambino quando piange o si arrabbia oppure è infelice e grida, viene sgridato oppure ignorato. Le reazioni e l' irritazione della madre lo rendono più insicuro, il suo mondo non è più così bello.

    Il bambino impara che rabbia e pianto sono male e queste energie che naturalmente si manifestano vengono "rinnegate", spinte via. Ogni individuo svilupperà nel corso della sua crescita i Se' primari che lo fanno sentire sicuro ed accettato prima nel suo ambiente famigliare poi nella scuola o chiesa, in seguito nella società. Lo sviluppo di ognuno di queste parti prevede l'eliminazione degli aspetti che la famiglia-scuola società giudicano "non buone".

    Un Se' rinnegato è una parte della personalità cui non è permesso di esprimersi nella vita conscia. E' uguale ed opposto al Se' primario che invece agisce nella vita. Tornando al nostro esempio: il bambino sentirà ancora la rabbia o il desiderio di strillare, ma imparerà a controllarla e col passare del tempo potrà non sentire più lo stimolo di queste emozioni.

    Ma cosa accade degli aspetti rinnegati? Vengono realmente eliminati? No. Vengono rimossi, ricacciati in profondità, seppelliti in una sorta di "cantina" della psiche e contribuiscono a formare quella che Jung chiamava Ombra.

    Ma quanto più saranno sepolti e dimenticati nella nostra psiche tanto più cercheranno di farsi sentire in tutti i modi, sabotando la nostra vita e venendoci incontro attraverso sogni ed incubi, tic nervosi o coazioni a ripetere, malattie psicosomatiche, oppure usciranno nei momenti più inaspettati con grande dolore e vergogna del nostro sistema primario.



    (Liberamente tratto da dispense di Formazione al Voice Dialogue )



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    22 ottobre 2006

    I grandi sogni

    I grandi sogni recano immagini molto potenti che si collegano agli archetipi, sono più frequenti nella seconda metà della vita e segnano periodi particolari di grande cambiamento individuale.

    Sono sogni che riflettono le esperienze fondamentali dell'individuo, arrivano come riti di passaggio per segnare il distacco o l'entrata in una nuova fase della vita e fornire gli orientamenti risanatori ed evolutivi.

    Carichi di simbolismo archetipico e spesso rivolti ad un aspetto trascendente dell'esistenza, hanno un grande potere sul sognatore che ne rimane colpito proprio per la loro particolarità di superare l’esperienza personale entrando a volte in una dimensione numinosa.

    Possiamo riconoscere i grandi sogni perchè, a differenza dei sogni comuni, sono assolutamente scollegati dal materiale quotidiano, possono provocare grande gioia ed esaltazione, ma anche grande angoscia riguardo al loro significato. Sono sogni che contengono in se' una qualità particolare che li rende unici e fa sì che il sognatore se ne ricordi per sempre.

    Un esempio di grande sogno è registrato nientemeno che da Carl Gustav Jung, che sogna di trovarsi al cospetto di uno Yogi con la sua stessa faccia seduto nella posizione del loto, e pensare :"E' lui quello che mi sta meditando. Ha un sogno ed io sono quel sogno". Sentiva forte la consapevolezza che quando lo yogi si sarebbe svegliato lui non sarebbe più esistito.

    Jung fece questo grande sogno dopo la sua malattia nel 1944 e l'analisi di questo lo portò a dare un importante contributo alla sua dottrina, oltre che trovare linee di conferma e di guida per la sua esperienza di vita, nelle relazioni tra la coscienza e gli stati psichici contrapposti, fra conscio ed inconscio.

    Marzia Mazzavillani Copyright © Vietata la riproduzione totale o parziale del testo

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    01 agosto 2006

    Attualizzare o interpretare?

    Il termine "sogno" richiama immediatamente alla mente "interpretazione ", ed ogni persona, di fronte ad un sogno ricordato, bello, interessante o angosciante, sente il desiderio di "sapere", di "capire" cosa c'è dietro, qual è il significato. Tutto ciò è umano ed indice di curiosità e di fantasia.

    Da sempre l'umanità si è accostata ai sogni con il medesimo interesse, la medesima voglia di scoprire. Per gli antichi sognare era una attività importante e per nul la sottovalutata, che veniva salutata con piacere o con preoccupazione, ed onorata con il consulto di un oracolo.

    Era necessario trovare il seme di verità, il messaggio inviato dalla divinità del momento. Anche in seguito, quando il concetto di una rudimentale psiche si fece strada, l'idea di un messaggio tagliato su misura per il sognatore, rimase l'assunto fondamentale che spingeva a ricercare un sapiente, un saggio, un interprete.

    Arrivando alle soglie del 900 con Freud e Jung il metodo principale per comprendere i sogni rimase quello interpretativo, quindi basato sul concetto: "Questo vuol dire questo…" In seguito, lo sviluppo della psicologia umanistica negli anni 60 - 70, ha portato nuove esperienze, nuove idee non rinchiuse rigidamente all'interno di una scuola: possiamo ricordare l'Imagery di derivazione junghiana, utilizzata sia in Gestalt che dalla Psicosintesi , il dialogo interiore dei personaggi, il rientro guidato nel sogno, i metodi di oggettivazione legati all'esperienza della popolazione Senoi e ripresi da Kaplan, tutte tecniche orientate a riportare il sognatore alla sua esperienza notturna durante lo stato di veglia, quindi tese ad attualizzare il sogno.

    Attualizzare un sogno vuol dire riportare il sogno alla realtà del sognatore…. avvicinare il sognatore al suo sogno e far sì che possa risperimentarlo per intero, o in alcuni aspetti, con la stessa intensità emotiva provata durante lo stato onirico. E' un metodo molto legato al "sentire" e ha l'obiettivo di mantenere nel sognatore un contatto con l'inconscio e con la forza di propulsione dal sogno originata.

    Diventa necessario allora, imparare a fare domande sul sogno stesso e sui personaggi che vi compaiono, e partire dall’assunto che nessuno può ricavare la "verità" dal sogno di un altro. Da questo punto di vista il sognatore è il migliore interprete del suo sogno.

    L'interpretazione è la traduzione delle immagini del sogno in "concetti" attraverso l'uso di simboli ed un linguaggio di riferimento, è un lavoro di razionalizzazione ed ordinamento dei simboli che può allontanare dal sogno. E' legato alla mente, al "capire".

    Il rischio di questo tipo di lavoro sta nella quota di proiezioni appartenenti all'interprete che possono passare nel lavoro di decifrazione, e che, nonostante il sognatore non riconosca come sue, vengono accettate come verità, solo perchè vengono da una fonte autorevole.


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    12 luglio 2006

    Se fosse il mio sogno.....

    "Non spiegatemi per favore il mio sogno, perchè potreste soltanto dirmi cosa esso significa per voi, non per me" dice Kaplan Williams. Jung, d'altra parte, sosteneva che i nostri sogni sono come il nostro sedere, non lo vediamo perchè ci siamo seduti sopra.

    Sono due modi di pensare al lavoro onirico apparentemente inconciliabili, l'uno teso a dare strumenti al sognatore per immergersi nel proprio sogno, l'altro concentrato nell'individuare le zone d'ombra, le polarità che immancabilmente compaiono nel sogno e che molto spesso sono "invisibili" al sognatore stesso.

    E' molto facile, infatti che il sogno presenti aspetti opposti a quelli che vivamo nella vita conscia, di conseguenza facciamo fatica a vederli. Allora un aiuto esterno potrà fornire un feed back, sarà una luce nel buio. Potrà anche non essere la "verità", la nostra verità, ma di sicuro metterà in moto una serie di associazioni, di pensieri, che approderanno a qualche cosa di "giusto " per noi.

    Ecco allora il ruolo dell'interprete o meglio, dello studioso di sogni, che meglio si delinea: consentire al sognatore di risentire un contatto con un mondo non così lontano, consentirgli di ritrovare una strada che lo porti al posto giusto per lui, e non per l'interprete stesso, o per le sue teorie ed il suo sapere.

    Ogni tecnica di lavoro può essere usata, ed è qui che la sensibilità e la professionalità dell'esperto giocheranno un ruolo fondamentale: trovare un modo che sia consono alla situazione, al sogno presentato, ed alla personalità del sognatore.

    E' possibile che sia il sognatore stesso a richiedere una interpretazione-decifrazione di stampo tradizionale e anche questo può essere un buon modo per iniziare un lavoro, essendo consapevoli di ciò che viene chiesto, e di ciò che si può comunque innescare come processo personale nel sognatore. Molto utile, a questo proposito, iniziare il discorso dicendo: Se fosse il mio sogno....

    Questa frase aiuta ad equilibrare la componente di proiezione personale, ed è un valido strumento anche all'interno di gruppi di condivisione dei propri sogni.


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    01 luglio 2006

    Immaginazione attiva Junghiana


    Il lavoro da pioniere fatto da Jung nello sperimentare le immagini dei suoi sogni affidandosi al fluire ed al trasformarsi di queste.....ha aperto la strada ad un metodo più strutturato proposto ai suoi clienti, e molto diverso dal sistema delle "libere associazioni" freudiane. Questo è il retroterra da cui le più recenti tecniche di Imagery, Immaginazione attiva nel Voice Dialogue e nel lavoro con i sogni hanno avuto origine.

    La differenza fondamentale tra il punto di partenza junghiano e le correnti moderne consiste nell'evoluzione dell'immagine onirica che conduca ad una lisi. Così "portare a soluzione" , obiettivo di partenza del rientro guidato nello stato onirico, diviene motore di un processo di cambiamento interno che può riflettersi anche all'esterno.

    Molto diversa la posizione di Jung per il quale il sogno non andava "manipolato", ma solo rivissuto senza alcun intento prefissato se non quello di progredire sulla via dell'individuazione. L'immaginazione attiva di cui Jung parla è "forza immaginativa" pura, non ha nulla a che vedere con l'immaginazione vera e propria e consiste nel provocare in modo attivo l'apparizione di immagini, immergersi nei processi inconsci dell'individuo, e, riportandoli alla luce, fondere conscio ed inconscio.

    Si tratta di una discesa cosciente in cio che Jung definisce "le profondità della propria anima" per favorire l'emergere di simboli e di immagini che, arricchendosi di dettagli ed evolvendosi, possano avere effetti sia creativi che curativi. E' necessario però eliminare ogni critica proveniente dalla ragione ed osservare ciò che avviene con assoluta obiettività, "entrare" nella storia confrontandosi con gli elementi che appaiono, e viverla completamente senza il "giudizio" che potrebbe arrivare dalla coscienza.

    Da questo punto di vista la "completezza " ricercata da Jung può essere paragonata al "trovare una soluzione" delle tecniche più recenti.


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